Life & Work in Tharaka

Questo post racconterà di tante piccole grandi cose che avvengono qui. Per molti costituiscono il motivo per intraprendere un lungo viaggio, per altri sono curiose novità, per altri ancora il motivo di un ritorno.

BA27FE41AD404E66_5256_0Il 27 dicembre una mucca del vicino è caduta in un fosso adiacente l’ultima tank ke serve la fogna dell’ospedale. Provenendo dalla terra confinante è scivolata giù e nell’acqua ad attenderla c’era anche un serpente… tutto bene: niente morsi e tanto aiuto per lei. In 5 l’hanno tirata su dapprima fuori dall’acqua, poi su per il muro della tank. Io mi animavo, cercavo delle stones da mettere a mo’ di gradino, un’imbracatura da usare come carrucola appesa alla struttura sopra la tank, pensavo pure ad una probabile gamba rotta; gli altri guardavano, in cerchio, ogni tanto dicevano qualcosa ma per lo più aspettavano… aspettare che?? Il bovino appariva davvero stanco e muggiva qualcosa che non potevo capire… si, gamba rotta… No! Mi assicuravano, non c’è gamba rotta e nemmeno la corda legata agli zoccoli per tirarla di peso su l’avrebber rotta. Poi, come riprese le forze, ecco che si tira su da sola e si guarda
BA27FE41AD404E66_5256_1intorno, attonita. Si
continua a guardare, in silenzio. Per me che facevo foto nel frattempo era simile all’assurdo non pensare a una soluzione, ma poi ho capito perché. Arriva uno dalla missione con una corda un tantino più robusta: bisogna tirarla ancora su di peso! Ora erano in 7 e così è stato: su di fianco, un paio di oissa, qualche sbucciatura sulla zampa destra e via. Era di nuovo in piedi. E’ questa una grande differenza culturale… aspettare che le cose facciano il loro corso, aspettare e guardare, aspettare… e mi sono sentito molto diverso. Non è stato molto diverso dal giorno del tornio in effetti… per la seconda volta osservo che con una corda e 10 braccia si può fare molto.

BA27FE41AD404E66_5256_230 dicembre, posa del pozzetto per la termocoppia. Ovvero le operazioni preliminari per poter poi collegare un termostato all’inceneritore ed avere così una lettura indicativa della temperatura di combustione. Utilizzato nella maniera corretta infatti l’inceneritore progettato dalla “De Montfort University” può bruciare piccole quantità di rifiuti ospedalieri rurali (come il St.Orsola) senza produrre diossina. Altro discorso è invece per le emissioni, per le quali sta lavorando ora Gerardo dall’Italia, ma sempre meglio di usarlo senza alcuna cognizione operativa. Ma anche qui l’african way è stato “puntuale”: parlo con Shimali, concordiamo posizione del pozzetto altezza maniglie e orario dell’intervento ore 15, si tratta di fare un foro con inclinazione di 30° per far si che la termocoppia rilevi il differenziale di temperatura come mi ha spiegato Cesare della Thermofluid di
BA27FE41AD404E66_5256_3Bari dove ho comprato il termostato. Finisco di pranzare e alle 14.30 sento un rumore provenire dalle lavanderie… accorro a foro già cominciato e in un altro punto perché era scomodo trapanare di lato… consultare no?? Aspettare nemmeno?? Spero che ora non sia troppo in basso… Da quel dì il termometro dev’essere ancora installato perché per collegarlo si è pensato di rifare prima tutto l’impianto della lavanderia così da rimuovere tutti i cavi elettrici “aero” e arrivare bel belli fino all’inceneritore con un interrutore apposito che servirà anche ad illuminare il gate adiacente; l’interruttore è lì, ora serve un box waterproof per montare il termostato vicino alla ciminiera; pole pole…


BA27FE41AD404E66_5256_43 gennaio 2009
. Il nuovo anno è iniziato con l’arrivo del Diesel che basterà all’ospedale per i prossimi 4 mesi circa; il da farsi è semplice ma richiede tempo: controllare i sigilli dei bocchettoni e degli ugelli; controllare che nemmeno una goccia finisca a terra (oro nero…); controllare salendo sull’autocisterna che non ci siano doppi fondi ai serbatoi; infine posizionare l’autocisterna più o meno in piano per far scendere anche le ultime gocce! Il tutto è andato bene, con svariate perdite a causa delle guarnizioni un po’ lasche. Il momento buono per comprare (solo 78Ksh per litro, circa 78cent) ed anche il momento buono per sostituire l’obsoleta tank in plastica, vecchia e ideata per l’acqua. Una nuova tank in acciaio da 6000lt costa sui 160’000Ksh + trasporto (circa 2000 euro) ma a questo si aggiungono anche altri problemi logistici: dove posizionarla, come affrontare il cambio, cosa farne di quella vecchia e
di tutto il suo basamento… La
BA27FE41AD404E66_5256_5soluzione è arrivata presto grazie a Shimali: ordinare una più piccola e connetterla all’altra della stessa misura in acciaio che da tempo dorme nel workshop vicino al generatore. Connettendole in basso diventano un unico serbatoio da 10’000lt (come quella di ora) ma spendendo la metà e senza costruire niente; c’è “solo” da spostare il vecchio generatore da qualche parte (tornio again?)… magari ripararlo anche (è un Maranello!). E così attendiamo che ci siano soldi sufficienti e che la tank di seconda mano di cui parla Edward sia abbastanza piccola per entrare nella sala del generatore. Pole pole anche qui, ce la faremo…


BA27FE41AD404E66_5256_6Nel frattempo continua per me lo sviluppo di OpenHospital e l’attesa del benedetto container! In gennaio abbiamo seguito con grande trepidazione la missione di Claudio ad Angal (dove OH è stato installato la prima volta) e recepito le richieste sue e quelle del St.Luke Hospital. Il programma è robusto e risponde bene agli scopi per il quale è nato. Alcune modifiche fatte nei mesi precendenti sono state messe in attesa, altre sono diventate corredo della versone 1.3.1 disponibile online. Nel frattempo ho costretto Mauro dall’Italia a creare un conto PayPal per l’Associazione, incredibile quanti documenti richiedano quando si tratta di ricevere donazioni… ad ogni modo, smanettando un po’ con Joomla e con Priscilla (mi sono sentito molto Sonia in questo) ecco pronti i pulsanti per effettuare le donazioni direttamente
online!
Guardare (e provare se volete!! :p) per credere:
Matiri Hospital website
Un ospedale per Tharaka website
E funziona! Ecco arrivati i primi soldini dal signor C.O. che ringraziamo sentitamente!


BA27FE41AD404E66_5256_714 gennaio
festeggiamo Stefania… ovviamente la sera, dopo un’ordinaria giornata di lavoro. Regina, la proprietaria del ristorantino al market, nonché cleaner della sala operatoria, era ricoverata per partorire il giorno stesso con cesareo, quindi rinunciamo all’idea di essere serviti capra e chapati sotto le stelle e facciamo tutto in casa. Theresa (appena arrivata dalla Germania) ha preparato una pseudo-sachertorte per la sua amica e grazie a Federica appena tornata da Nairobi abbiamo impacchettato alla meno peggio i nostri regali per Stefania direttamente dal Masai Market: kikoi, scarpe, orecchini e sciarpe; il giorno prima ho mandato Edward in missione a Chuka per un mouse ottico bello almeno quanto il mio :p e ce l’ha fatta (da non crederci)! Dopo le foto di rito facciamo un salto dall’altra Reginah (quella del bar) che ha promesso di aspettarci sveglia per una Smirnoff Ice in compagnia; Black per me, Ste, Ndegua e Teresa, Red per Reginah e Federica.

BA27FE41AD404E66_5256_8Oggi invece sono andato a trovare Gituma Mishek, ben più noto col nome di Mororongo! Bravissimo a giocare a stecche l’abbiamo conosciuto nelle tante serate da Reginah tra richieste di sigarette e della sua birra preferita AllSups. Da qualche mese però la richiesta è aumentata: vuole tornare a scuola! Allora da un po’ di tempo lo sto spronando a darsi da fare: ho bisogno delle carte dalla scuola, dell’ammontare delle tasse, delle sue condotte precedenti. E mi sono piacevolmente meravigliato quando ha portato tutto, ancora di più quando ho visto che la pagella dell’ultimo anno frequentato era davvero ottima: tutte A nelle materie tecniche e inglese, un po’ meno in quelle umane e in Swahili. Verificato il tutto con Ernesto, nostro amato consulente per queste cose, ho scoperto che è il nipote del watchman Merigu che sta già pagando la scuola alla sorella ed al fratello più grande; vive con i nonni perché la madre è ora “sick” (problemi mentali) e si aggira per i market dei dintorni, il padre è con un’altra donna in un altro posto… Andava a scuola qui a Matiri ma ha deciso che vuole puntare più in alto, la “Gaitu Secondary School” vicino Meru, dove sono andati anche James e Patrick dell’ospedale. Le spese non sono tante e comincerebbe dal secondo anno dei quattro previsti per diplomarsi. Allora oggi ho accettato di andare con lui al “his place”, solo un’ora di cammino da Matiri. Ho conosciuto i nonni e i due fratellini più piccoli, bellissimi: Mucunku (che vuol dire white-man!) e Mucooka; il nonno Solomon Mugambi detto “Mururu” (si chiama come lui!) e la nonna Martha sono davvero anziani e lavorano nella shamba tutto il giorno (orto); mi ha portato a vedere dove “prendono l’acqua” scavando nel letto
BA27FE41AD404E66_5256_9del fiume stagionale (Rwakairu) perché la pompa è troppo lontana; mi ha detto i nomi delle montagne vicine e mi han servito una tazza di porridge… speriamo bene. Questo sabato andrò a parlare direttamente con il Principal della scuola ovviamente seguito da Ernesto e a provvedere ad alcuni “items” necessari per il primo giorno. Anche qui ho chiesto di darsi da fare, di procurarsi il più possibile da sé e allora potrò provvedere al pagamento delle tasse…

Permettersi di pagarle anche per gli anni successivi senza uno stipendio fisso fa pensare al divario… ma è un caso particolare, in altre scuole non sarebbe stato possibile neanke per me…

BA27FE41AD404E66_5256_10Ritorniamo a Matiri con una lunga scarpinata (ovviamente più lunga dell’andata) e incontriamo Merigu che nel suo giorno di riposo portava al pascolo le mucche di un’altra persona che non ha pascoli vicino la sua casa. Lo incontriamo alla pompa “troppo lontana”; funziona benissimo e mi rinfresco con l’acqua salata che preleva dalla falda. Ce ne sono tante ma non sono sufficienti… Proseguiamo verso casa parlando di come sia sempre possibile aiutare la propria famiglia e gli altri, che lui dovrà farlo e che potrà anche riuscire a installare un’altra pompa, che i soldi servono sempre per fare le cose alla fine ma che non può essere fatto senza la partecipazione di tutti, che mettendo insieme le persone giuste gli sforzi si riducono e allora ti accorgi che, nonostante tutto, il denaro serve, ma solo alla fine…

Tante piccole grandi cose dicevo. Per molti costituiscono il motivo per intraprendere un lungo viaggio, per altri sono curiose novità, per altri ancora il motivo di un ritorno…

Comments

– 16/01/2009 23:18:07

grazie cucciolo 🙂
con i tuoi racconti viaggio anche io :*

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