L’Etiopia dai tetti

Sono appena arrivato nella sede del Cuamm dove mi appoggero’ per stanotte. Sembra incredibile che nelle capitali africane esista una qualche forma di ordine… Per muovermi da Wolisso ho accettato l’invito di uno studente del college, Dawit, che ha noleggiato un minibus (quelli che in Kenya chiamano matato) per una decina di loro. Dopo circa 2 ore e mezza eravamo alla bus station nel centro della metropolio dove abbiamo preso un altro minibus per raggiungere il suo hotel per stanotte, vicino all’aeroporto, quindi vicino al Cuamm anche. Domani prende un volo per raggiugere casa sua e festeggiare il Natale (loro) in famiglia. La corsa e’ stata caotica come mi aspettavo: migliaia di persone per strada, con salite e discese al volo sul minibus-matato, coordinate dal solito “secondo” coi soldi in mano. E’ incredibile come nella confusione riesca a tenere a mente chi sale, chi scende, chi ha pagato, chi no, anche di chi e’ seduto in fondo e deve far scendere tutti gli altri alla SUA fermata, che puo’ essere ovunque… il solito caos… e per strada vedi poliziotti, agenti del traffico, controllori di chat (come viene chiamata la miraa qui…). Dawit mi spiega che te ne puoi portare fino a 1Kg… altrimenti devi pagarci le tasse… capito…!? Penso che con 1Kg di miraa puoi farci Natale, Capodanno e Pasqua!!!

Dawit parla un po’ d’italiano in quanto i nonni sono a Roma e la madre ha vissuto in Italia per 13 lunghi anni… mentre viaggiavamo l’ha chiamata per dirle che era in mia compagnia, me l’ha passata e ci siamo conosciuti cosi’, e allora ho detto l’unica cosa che poteva far piacere sentire ad una qualsiasi mamma del mondo: “suo figlio e’ davvero un bravo ragazzo”… “Grazie, che piacere, buona giornata” in un perfetto italiano e’ stata la risposta…Ho conosciuto Dawit la notte di Natale (nostro) in cui gli studenti hanno comunque festeggiato all’europea, con giochi, danze, caffe’ e premi sotto l’accondiscente supervisione delle sisters (si divertono con poco…). Dawit, avendo una spalla rotta, ha fatto il Master of Cerimony, brillantemente, spiegando i giochi e dettando le regole, scegliendo i partecipanti e infine premiandoli. A me e a Maurizio ci ha chiesto di consegnare i premi, tra le grasse risate degli studenti per la strana novita’. Nel finale hanno ballato l’Oromyia music, una specie di Kikamba, e al primo invito femminile (perche’ ti invitano anche i maschi) non mi sono tirato indietro ed ho dato dimostrazione di quanto ho imparato in Kenya e nelle balere di Mlolongo… non e’ stato un bello spettacolo pero’ ho guadagnato un “very interesting” ed un secondo ballo con la tipa, Helen, che forse incontriamo stasera.Qui ad Addis Abeba non si festeggia il capodanno il 31 dicembre ma il 1 settembre, quindi per loro siamo da 4 mesi entrati nel 2005… ed il Natale loro deve ancora avvenire, in 2 tempi, il 6 gennaio ed il 19 (Timket), che si festeggia solo in senso religioso, non come ridicolamente continuiamo a fare noi con feste, regali e Babbo Natale… dicono… vedremo… vedro’… A Wolisso invece noi italiani abbiamo festeggiato la vigilia dalle suore con un banchetto di un’opulenza da far impallidire… e sono sicuro che la preghiera iniziale con il consueto “grazie Gesu’ e pensa a chi non ha il pane” abbia fatto a cazzotti con il prodondo di tutti gli astanti… che strani che siamo noi cattolici…Il pranzo di Natale invece abbiamo fatto qualcosa di piu’ modesto, fuori dalla Guest House: tavolo sul prato all’ombra di un’acacia (credo) e non lontano da uno di Stelle di Natale (esistono anche qui…). Portata principale lasagna, seconda carne alla brace (fuochista il sottoscritto) ed un po’ di vino. Eravamo allo stesso tavolo italiani, olandesi ed etiopi (il ragazzo di Anna, una delle pediatre). Alla fine ero stravolto e mi sono concesso un bel pomeriggio di riposo. Niente corsa con Maurizio (con il quale e’ possibile sperimentare ogni pomeriggio intorno alle 5 una campestre di circa 7km tra i fields di Wolisso, bellissimi…) e niente lavoro (almeno a Natale…). Ma il riposo e’ durato poco… il giorno dopo, durante la mattinata, sono stato ingaggiato per un lavoretto extra nella capitale, dove Massimo mi ha chiesto di collegare l’ufficio del Cuamm e casa sua (un palazzo a circa 250m) con quelle antenne cosi’ potenti che abbiamo utilizzato all’ospedale… e cosi’ la sera ero ad Addis Abeba e, dopo una injera ed un tej in un ristorante qui vicino, ho scartato le antenne e le ho configurate in ufficio. Il giorno dopo alle 8 ero sul tetto del Cuamm a posizionare la prima, alle 9 sul tetto dell’altro edificio a posizionare la seconda… Ho scattato delle foto, Addis e’ sconfinata… Alle 12 l’installazione e’ terminata, compresa videochiamata di test su Skype con Rodenic… qualita’ eccellente! Soddisfatto mi rimetto in macchina con Belete alle 13 per tornare a Wolisso. Si, credo proprio di adorare questo lavoro…Ma oggi niente lavoro… mi preparo per l’Addis Amet (Anno Nuovo) dove probabilmente mi porteranno in una reggae house per ballare fino a tardi (mezzanotte in pratica…).

Meulkam Addis Amet a tutti!
Chao (GoodBye)

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