Bem-vindo em Moçambique

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Primo approccio al Mozambico.

Che problema… la lingua!!! Rimpiango di non aver “sfruttato” Sandrita per imparare un po’ 🙂 ma tuttavia anche il mio inglese non aiuta. Sebbene sia in grado di comunicare bene con gli altri turisti, qui l’inglese non lo parla nessuno. Ma nonostante sia in grado di comunicare con un brasiliano (fortunato lui) e con un londinese (no comment) la loro preparazione con le lingue straniere in confronto alla mia fa impallidire… è terribile quanto in Italia siamo così poco abituati alle lingue straniere mentre altrove, parlare una seconda lingua (inglesi e americani a parte, sempre a casa loro…) è praticamente ovvio! In viaggio leggevo su L’Internazionale qualcuno che sosteneva come l’Europa non possa crescere più di tanto finché non ci sarà una lingua comune parlata perfettamente da tutte le popolazioni degli stati membri; Europa is not America insomma… Vabé, lingua a parte, l’impatto con Maputo è notevole, soprattutto per la temperatura: passato dal vento gelido dell’inverno italiano ai 30° serali dell’estate australe. Scendendo dalla scaletta dell’aereo non ho potuto che apprezzare, ed il raffreddore e la tosse hanno finalmente le ore contate.

All’aeroporto, come “previsto”, non trovo proprio nessuno del Fatima Backpackers ad aspettarmi… provo a chiamare col numero italiano ma non risponde nessuno, poi mi scala per 2 volte ben 4€ senza una risposta (le chiamate in uscita con la WIND si effettuano su richiesta al servizio *124*<numero>#, quelle in entrata costano 2€/min, i messaggi 1€/sms). Dato che aspetto, e avendo già rifiutato le innumerevoli offerte di passaggio da altri taxi, cerco una SIM card locale. Me la vende sotto banco l’ufficio informazioni (!!!) alla modica cifra di 300 Meticais + 200 per l’airtime (500 MZN = 11.25€) e riprovo a chiamare ma senza successo, fino ad esaurimento batteria del telefono… bene. Recupero da una mail il numero mobile dalla firma del Fatima e finalmente mi risponde una signorina (chiamando dal telefono dell’ufficio informazioni) che si post-occupa di chiamarmi il taxi. Tempo 20sec (esattamente 20sec!!!) il driver entra nella hall dell’aeroporto… -.-

Ok. Il Fatima è carino, a vedersi, ma per 1500 MZN tutto incluso (circa 33.75€), tranne asciugamani, saponetta e consueta bottiglia d’acqua, ho trovato davvero di meglio in posti più sperduti, compresi asciugamani, saponetta e bottiglia d’acqua… Riesco comunque a recuperare un asciugamani e mi butto sotto la doccia bollente (che faccia da sapone). Attendo la telefonata di Nguyen, una CouchSurfer vietnamita che vive a Maputo e che, non potendomi ospitare assieme ad altri 3 CFs che le hanno riempito la casa, si offre di portarmi in giro per cenare o per un drink. Decido allora, nel frattempo, di prendere un caffé al bar ed incontro così Inácio, ricercatore antropologo brasiliano che spende diversi periodi in Mozambico per il suo progetto. E’ subito cordialissimo e attacca bottone lui per primo. La wifi non c’è ma è sicuramente meglio una chiacchierata (con il suo inglese perfetto…). Ci raggiunge poi il londinese, di cui non ricordo il nome, che ha mezza famiglia in Johannesburg ed ha deciso di usare le ferie dal suo lavoro di operatore sociale immigrati a Londra per farsi un giro africano… il giorno dopo è diretto a Tofo, nel Nord del Mozambico.

Mi invitano ad uscire a cena e scegliamo un ristorante abbastanza economico ma famoso, il Piripiri, dove provo il primo piatto tradizionale (il più tradizionale, dicono) Matapa, ovvero crema di peanuts e foglie di cassava, servita generalmente con seafood (gamberetti o granchi). Ordiniamo 3 jarinhas di vino tinto e ci raggiunge un’amica “di amici” di Inácio, anche lei brasiliana, ma questa volta senza nessun’altra lingua di supporto e mi sento meno sfigato, sebbene la cosa non ha contribuito di certo a far bene la sua conoscenza. Matapa anche per lei e si comincia la cena. Parlo principalmente col londinese, motivo per il quale forse non ricordo il nome, ed ogni tanto scambio qualche frase con Mariana, tradotta immancabilmente da Inácio. Finita la cena decidiamo di farci qualche birra al Fatima, che tra i servizi più “rinomati” ha quello di avere il bar aperto tutta la notte.

Ci mettiamo in macchina ed ecco il secondo “intoppo” locale, amplificato dal primo della lingua. La polizia ferma il nostro taxi. Controllo documenti, tutto ok, ma non basta. “Scendete dalla macchina” – “Svuotate tutte le tasche”. Il mio tabacco passa inosservato, ma quando vedono le cartine… ehhhhh le cartine… “allora questo non è tabacco!” E te pareva… e via di spiegazioni. Vogliono portarmi in centrale per fare le analisi sul tabacco perché non è della stessa marca che vendono qui (???), vogliono un documento che certifichi che sia tabacco, vogliono separarci, pure… Noi siamo tranquilli, anche il tassista cerca di dissuaderli, ma ottengono comunque di seguirli presso un’altra volante dove c’è il “chief” cui possono chiedere il nullaosta per lasciarmi andare. Salgo comunque in macchina loro, da solo, e gli altri dietro col taxi. Facciamo il giro dell’isolato ma l’altra volante non c’è. “Perché tu non parli portoghese ed il tuo amico si?” – “E’ brasiliano il mio amico, non hai visto il passaporto?” – “Ok, chiamalo che gli parlo ancora”. Alla fine quello alla guida prende il tabacco per la prima volta ed esorta: “ma questo è tabacco!” – “possiamo prenderne un po’ per noi?” – “non è che ci offrite una soda?”. Ecco, solita storia, non volevano fare nessun accertamento, volevano solo soldi…

Torniamo al Fatima discutendo l’accaduto, i due nuovi amici si sono sentiti quasi in colpa per il “benvenuto” mozambicano ma io sono, diciamo, “abituato” a questo genere di cose (Etiopia insegna…), anche se ora che mi han detto esserci tabacchi mozambicani li voglio provare tutti!!! :p Li ringrazio, mi offrono anche una birra e continuiamo la conoscenza con un tedesco, Joe (anche lui parla inglese da sturbo…). Finiamo le nostre birre e ci scambiamo i contatti prima di andare a dormire. E Nguyen? Dov’è finita? “She got a better offer…” ridono. Ma proprio in quel momento mi arriva un suo messaggio di scuse: era dovuta andare fuori Maputo ed aveva il cel scarico; mi propone un nuovo appuntamento il giorno dopo a pranzo ma sono costretto a declinare; “Where r u heading to?”. Già, domani mattina si parte verso Pemba prima (3 ore di volo domestico) e per Palma poi (5 ore di macchina).

Come inizio non c’è male… ma è davvero bello sentire una lingua latina in terra africana. La stanza torrida mi accoglie col suo letto appiccicoso e mi addormento quasi subito.

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