Pemba e Fly Camp (ENI)

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Alle 7 del giorno dopo ho aperto automaticamente gli occhi, madido di sudore. E fortunatamente: avevo impostato l’allarme con l’orario italiano senza considerare il fuso di Maputo (solito errore), quindi avrei rischiato di arrivare tardissimo in aeroporto se avessi aspettato la sveglia. Impacchettato di nuovo tutti i bagagli (zaino alpino, zainetto emergenza e borsa computer), scendo nell’atrio del Fatima per un caffé veloce. “O taxi està pronto?” – “Sim”. Bene, stavolta si sono ricordati, mi dico…

Il tassista è socievole, mi parla solo in portoghese e ripete più volte le frasi quando non capisco: “il problema di Mozambico è che la gente non va a scuola, costa troppo, solo i figli dei ministri, dei politici, possono pagare… io mio figlio non lo posso far studiare… il problema di Mozambico è l’istruzione”. Mi chiede se sto tornando in Italia e gli spiego in italo-portoghese-inglese che sono diretto prima a Pemba, per poi andare al Centro de Saùde de Palma. “Cabo Delgado!” esclama. La regione effettivamente si chiama così ma non ricordavo bene in quel momento. Poi lui, pensando di ritrovarsi come cliente un dottore, continua: “molto obrigado per quello che fate, la sanità qui in Mozambico non c’è, solo nelle grandi città, per i poveri non c’è niente”. Evito di spiegargli quale sia il mio reale lavoro e ringrazio a mia volta.

Una volta all’aeroporto mi saluta con affetto ma… “o valore?” Ma come… non era un servizio free del Fatima?! “No, il Fatima usa un’altra macchina, questo è un taxi normale…”. Effettivamente è lo stesso tassista del giorno prima con la polizia, gli pago i 400 Meticais che merita e mi dirigo al check-in. Di lì a poche ore mi ritroverò a Pemba.

All’aeroporto di Pemba mi viene a prendere Anuar, il responsabile amministraivo italo-mozambicano del progetto. Parla perfettamente italiano essendo vissuto a Treviso e laureato a Padova. Mi dice che ha prenotato presso il resort di un amico per questa notte, sempre se sono d’accordo, è un po’ costoso… Costoso?! Io credevo di andare subito verso Palma! Invece il viaggio è ancora lungo e nel pomeriggio è meglio non viaggiare, rimanere a Pemba, sbrigare dei servizi il giorno dopo e partire entro le 12. “E’ bom!” 🙂

Pemba mi appare subito stupenda. Ci sono spiaggie piene di palme, strade trafficate ma ordinate. Il resort, NPALANI, è una semplice struttura con un giardino dominato da un baobab di notevoli dimensioni. Non mi dispiace affatto, decisamente meglio del Fatima: a circa il doppio del prezzo (3000MZN) ho una camera doppia con bagno, internet, frigo, asciugamani, sapone, gli spazi all’aperto e la cucina condivisa, dove posso servirmi quello che voglio a colazione (inclusa) e durante il giorno (barrando un casellario sotto il mio nome con le vivande consumate). Anuar deve andare a fare dei servizi ed io approfitto per farmi una doccia appagante ed un caffé espresso in cucina. Conosco altri avventori, quasi tutti portoghesi, quasi tutti lì per lavoro, quasi tutti un po’ scocciati di trovarsi in un posto sperduto come Pemba. Mah! Penso…

Per cena Anuar e l’espansivo proprietario del NPALANI, Fernando, mi portano ad un ristorante per occidentali; c’è anche Fabrizio, un imprenditore di Ravenna amico di Anuar. Aperitivo con pizza capricciosa all’africana e trancio di tonno per me. Anuar e Fernando sono affabili, parlano di tutto, e si parla fino a notte fonda, anche quando rientriamo al NPALANI per dormire. C’è sempre un’ultima sigaretta, un’ultima storia da raccontare, ma il giorno dopo è lungo e la sveglia va puntata alle 7 (se non prima). Mi congedo per sfruttare ancora un po’ la connessione ad Internet.

Alle 7 in punto scendo dal letto e alle 7.10 sono pronto in cucina per colazione e inizio della giornata. Tra le commissioni: ritirare un generatore da 15000KW (!!!), prelevare, spesa per Palma (succhi, vino, uova, carne, verdura, ecc…), take away per il viaggio, tornare al NPALANI per pagare, recuperare Fabrizio dalle suore ed entro le 9:30 partire per Palma. Poiché siamo stati velocissimi nel fare tutto al massimo delle nostre capacità, otteniamo un bel risultato nel partire esattamente in tempo limite, cioè alle 12… La strada verso Palma richiede 4 ore e mezza e prima di partire veniamo informati che alla destinazione sta piovendo da un po’, quindi la strada potrebbe anche richiedere più tempo.

Attraversiamo quindi tutta la regione di Cabo Delgado procedendo da Pemba prima verso sud per incrociare la via “national”, poi verso nord, verso la destinazione. Il paesaggio è, come già constatato dall’oblò dell’aereo, rigogliosamente verde. Anuar spiega che è appena finita una stagione delle pioggie senza precedenti, quindi la terra ringrazia come sa fare Lei, da sempre. Non si contano gli alberi di mango, sembrano superare in numero perfino le immancabili acacie ad ombrello; peccato sia finito il periodo giusto (ottobre-dicembre), e di manghi non si vede neanche qualche “osso” seccato dal sole sul terreno; devono essere buonissimi in questa regione. Come previsto la strada è un po’ dissestata per via dei lavori e per il fango prodotto dalla pioggia che, a più riprese lungo il tragitto, si fa vedere scrosciante sul parabrezza. 4ore30minuti esatti e siamo a Palma, compresa una sosta a Mocìmboa (80km prima) per comprare del pane fresco.

Arriviamo quindi alle 16:30, giusto in tempo! Il tempo di conoscere Anita, moglie di Anuar e responsabile medico del progetto, e Stefano, geometra in servizio qui a Palma per qualche mese, dobbiamo fiondarci infatti al Fly Camp per la cena, servita rigorosamente tra le 17:15 e le 17:45, senza sgarrare. Devono ancora farmi il briefing sulla sicurezza prima che mi venga assegnata una stanza dove, entro le 18:00, devo entrare per rimanerci fino all’orario successivo consentito per uscire, ovvero le 5:00 del mattino… Il Fly Camp, è un campo realizzato dall’ENI per i propri dipendenti, dove il CUAMM momentaneamente sta ricevendo ospitalità per i propri volontari e collaboratori. Ma le regole sono chiare: colazione tra le 6:15 e le 6:45, pranzo tra le 11:45 e le 12:15 e cena alle 17:15 (sempre mezz’ora) con un ricco buffet predisposto però in un altro Fly Camp, più nuovo, con palestra e uffici, ma raggiungibile solo con un trasporto dedicato. Quindi ogni giorno, alle 6, alle 11:30 e alle 17 qualcuno passerà a prendermi; e oltre me anche Marco e Antonella, due medici che “soffriranno” questo ritmo per qualche mese… Per me sarà solo qualche giorno.

A cena, io e Anita, Marco e Antonella, scambiamo subito qualche battuta sul motivo della mia missione, ma siamo tutti stanchi per parlarne lucidamente. Fissiamo una riunione domani mattina e, dopo aver ricevuto il briefing obbligatorio sulla sicurezza ENI, alle 18:30 sono “rinchiuso” nella mia camera del FlyCamp (stavolta c’è tutto tranne Internet ed il sapone, ancora…). La sensazione è come quella di essere chiusi a chiave dall’esterno. Ma non mi pesa, sono stanco. Approfitto per sistemarmi un po’ la roba ed il materiale per la riunione di domani, ma prima devo fissare la sveglia alle 4:30 (il fuso!!!), così alle 6 potrò essere pronto fuori dall’uscio, non vorrò mica perdermi la colazione…

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