Palma da Praia

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Sono a Palma da 4 giorni e 3 notti, che mi sembrano esattamente 4 giorni e 3 notti. Impossibile sbagliarsi, il tempo è scandito dagli orari dell’ENI che non permettono di immergersi troppo nel lavoro e costringono a lunghe pause. Tranne ieri, che mi ha ospitato a pranzo Stefano il geometra, altrimenti non avrei avuto il tempo di fare il giro dei reparti con Anita nella tarda mattinata.

IMG_5041Dopo aver passato una mattina a seguire il posizionamento di un generatore che mi ricorda tanto “un giorno qualunque a Matiri“, dopo un meeting veloce con Anita e Anuar, ho cominciato infatti a raccogliere i dati sul Centro de Saúde de Palma e a conoscere le sue attività, al fine di individuare aree di intervento per il miglioramento della qualità dei dati, non necessariamente con strumenti informatici.

La struttura si presenta subito essenziale: non troppo grande, ma essendo un CDS di livello I, offre praticamente tutti i programmi previsti dal Ministério da Saúde (MISAU) del Mozambico, ovvero Ambulatori Pediatrico, Adulti, Cronici, Tubercolosi, HIV-AIDS con consultorio, Materno-Infantile, Vaccinazioni e consultorio giovanile, più i reparti Maternità, Ginecologia, Pediatria, Medicina Generale, Astanteria, Laboratorio, Farmacia, Medicazioni, Piccola Chirurgia e Cliniche Mobili; il blocco operatorio è in costruzione, dopodiché lo stesso centro sarà elegibile per diventare Ospedale Distrettuale.

Ho avuto modo così di studiarmi il Sistema Sanitario e l’attuale impianto nazionale di raccolta dati. C’è da dire che il Ministero è già ben organizzato, il dato passa già oggi dal cartaceo al digitale a livello di Province (le nostre regioni) e, ove vi siano le condizioni (cioè l’elettricità e personale qualificato) anche a livello Distrettuale (le nostre province). Il resto della rete sanitaria, composta da centri di salute di tipo I, II e III più i vari presidi sanitari più sperduti, è la parte ancora “lontana” dalla “mecanização nacional”. Il software che usano dalle province in su, chiamato Modulo Basico, è il solito DB Access… tuttavia, per quanto possa essere preciso un software di reportistica (e sicuramete MB lo è, nel senso che il suo lavoro lo fa senza errori) l’aggregazione di dati imprecisi ti darà dei bellissimi dati aggregati, ma inesorabilmente imprecisi… E’ noto, ed è anche logico, che la qualità dei dati aumenta quando i dati vengono controllati e mantenuti correttamente vicino alla sorgente. Cosa che è ovviamente più difficile. Roba da Informatici Senza Frontiere… 😛

Ed eccoci qui, a prendere appunti, visionare registri, intervistare infermieri e clinici per raccogliere quante più informazioni: il MISAU ti dice quasi tutto quello che devi fare, hai un registro specifico per ogni tipo di attività, niente è lasciato al caso, con specifici registri prestampati a decine e decine di colonne… solo per la Maternità, il registro è composto da ben 92 campi da riempire… Anche qui, per dirla alla Marco Natali (un ginecologo genovese in servizio qui), “la correttezza della risposta è direttamente proporzionale alla semplicità della domanda!”. Per dire… Se mi chiedi, per ogni paziente, di riempire 92 caselle alte meno di mezzo centimetro con tutti i parametri di un parto (che poi, non vengono nemmeno aggregati) andrai incontro a tanti errori e forse a grosse negligenze. Tuttavia non c’è altra soluzione e devo dire che, nonostante ciò, i registri della Maternità nello specifico “sembrano” molto ordinati e completi (non so se corretti, non siamo entrati nel merito), un po’ meno invece quelli degli altri reparti (dove regna il disordine)… Domani visiterò gli ambulatori che ieri e oggi erano chiusi.

A darmi coraggio giungono in tempo reale, come legate telepaticamente, due nuove richieste per il Mozambico, nel distretto di Beira: dal Dipartimento di Informatica dell’Università Cattolica di Beira, che vuole informatizzare uno dei Centri di Salute ad essa collegato; e dall’associazione EsMaBaMa, sempre a Beira, che ha la stessa necessità in ben 4 centri! Il Mozambico appare molto burocratizzato e a questo siamo abituati… ma si nota anche tanta buona volontà per il momento. E’ un paese in crescita ed il futuro “looks bright” con le estrazioni di gas che stanno cominciando proprio ora in questa regione (ecco spiegata la presenza di ENI…) e che, si spera, favorirà lo sviluppo dell’intera nazione. E che non deturpi troppo questo paradiso (questo lo spero io).

Dopo tanto lavoro e studio di questi giorni oggi pomeriggio mi concedo finalmente una passeggiata nei dintorni. Marco si è un po’ ripreso dal raffreddore (che becca chiunque segua i ritmi del FlyCamp, quando dai 40°C si entra nei container della sala mensa con l’aircon sparata a 16°C… sono pazzi!) e mi invita ad andare con lui giù fino al mare. Ed io non aspettavo che questo tipo di inviti! 🙂

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Mi immaginavo una strada terrosa fino al mare, la spiaggia, inutilizzata e semi deserta, punteggiata solo da qualche beach boy. Ed invece tutt’altro! L’ultima lingua di sabbia è un bellissimo paese di pescatori, con annesso mercato del pesce! Quando arriviamo ci sono ancora i banchi pieni di pescato, venditori ambulanti che sventolano in mano un esemplare come unica merce per quel giorno, centinaia di barche attraccate e negozi di tessuti, stoviglie e altre minuterie di uso quotidiano. Mi ricorda il mercato di Dar Es Salaam, che Marco conosce bene. Marco parla in swahili fluente con alcuni pescatori incontrati nei giorni prima, ad uno aveva commissionato un bastone da passeggio che ancora non arriva, mi dice i nomi corretti delle barche e mi rinfresca un po’ la lingua, mai più praticata da quando sono tornato dal Kenya. Lui invece l’ha studiata in Tanzania. Camminiamo lungo la costa e uso Marco come scudo umano agli sguardi curiosi per scattare qualche foto di nascosto e non dare nell’occhio. La spiaggia è sporca, l’acqua piena di alghe, la marea è alta e alcune barche cariche di “pendolari” si preparano alla traversata della baia. Dall’altro lato li attende una spiaggia vera e propria, dove una striscia di sabbia chiara lascia subito che centinaia di palme interrompano l’orizzonte. Sarebbe bello imbarcarsi con loro… Arriviamo fino ad un punto dove la marea ha tagliato in due la spiaggia e non è possibile proseguire. Torniamo indietro perché è anche ora, dobbiamo risalire per la cena delle 17… (che roba…)

Ringrazio Marco e la sua voglia di chiacchierare, che mi ha permesso questa “fuga” dal lavoro. C’è qualcosa che mi lega ai posti di mare, forse l’acqua e la sua gente, che essendo dopotutto la stessa, con le sue onde ed i suoi ritmi, mi fa sentire di appartenere alla stessa civiltà.

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