Sentirsi a casa…

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Da Pemba in poi non mi sono fermato un attimo, tranne una mezz’oretta per fare un tuffo nell’oceano indiano al tramonto (niente di che, giusto per dire di averlo fatto…). La mattina della ri-partenza siamo andati al DPS (Direcção Provincial de Saúde) per incontrare il responsabile del Departamento de Informação para Saúde. Un incontro velocissimo per definire a grandi linee una collaborazione con il CUAMM e ISF. Dopodiché il mio viaggio verso l’Uganda poteva iniziare.

Arrivato a Entebbe mi aspettava una faccia conosciuta, Hussein, il driver del CUAMM, ed il riconoscimento è stato reciproco: “so you was the one!” 😀 Arrivati a Kampala per l’orario di cena tutti mi hanno chiesto di Emma e Stefania: “how is your family?”. Poco dopo arriva anche Luca, che lavora per il CESVI e che incontro ogni volta. Verso mezzanotte vedo anche Tito, il responsabile paese, sceso da casa perché aveva udito uno sparo in lontananza (niente di che, però non succedeva da molto tempo…). Facciamo un briefing: il giorno dopo dovrò andare in giro per Kampala a fare compere per Aber: 1 double socket, 1 punch down tool (affarino per infilare i filini nelle prese ethernet), 1 cabinet fan da 220V, 1 ethernet tester; ma rimarrò un altro giorno in capitale in attesa del driver di Aber che nel frattempo sta arrivando, in autobus, per recuperare me e la macchina dell’ospedale che aveva fuso il motore. Approfitto allora per fare un po’ di spesa per la casa, questa volta so quanto costa un Boda Boda e dove andare per trovare il Golden Virginia ed il Drostdy Hof. La sera, invece, faccio la mia prima uscita notturna a Kampala, grazie a Sonia che mi ha messo in contatto con una mia amica di Milano (!!!) che vive in Uganda già da 3 anni con il marito pakistano, lavorando per AVSI; esco a piedi, 20minuti di passeggio per Kabalagala, la parte più “movimentata” di Kampala, per arrivare al ristorante etiope-eritreo-italiano Paradiso… ed un bel Beyainatu (injera completa di tutto) non me lo toglie nessuno. Conosco quindi Naveed, il marito di Fausta, che soddisfa la mia voglia di Sambuca suggerendomi di ordinare dello Zappa, ed in effetti sono molto simili, se non fosse che lo servono di vari colori: rosso, nero, blu… Kabalagala è bellissima, molto attiva, piena di locali uno affianco all’altro illuminati come solo qui sanno fare (sembra Natale…). Il ritorno lo faccio però in macchina di Naveed.

Il giorno dopo mi attendono altre 6 ore di strada per arrivare ad Aber. Lungo il percorso sostiamo come di consueto al mercato di Luwero, poco fuori Kampala, per fare rifornimento di frutta: prendo 3 ananas grandi, 2 caschetti di bananine ed un jackfruit da 3000UGX (poco meno di 1€) tutto per me, così finalmente lo assaggio!. Ad Aber arriviamo poco dopo pranzo, i grandi Marco e Mariagrazia mi hanno lasciato qualcosa da mangiare e mi fanno accomodare nella loro cucina. Ci raccontiamo: loro sono appena stati in vacanza, visitando 2 parchi naturali ugandesi (tipo safari) per poi volare 1 settimana sull’isola di Pemba (quella della Tanzania) la cui descrizione mi ha ricordato tanto Zanzibar… Loro staranno qui ancora qualche mese, con i figli Francesco e Samuel. Dopo “pranzo” incontro Bobby, l’informatico dell’ospedale, e dopo aver conosciuto brevemente il nuovo supervisore Giuseppe, finiamo seduti in amministrazione davanti ai rispettivi laptop per sistemare prima il router (inaccessibile dall’ultimo intervento di un consulente esterno) e poi la nuova antenna che ha installato lui. Ceno ancora da Marco e Mariagrazia, e così anche sabato e domenica, mentre lunedì arriverà Polly, la mia housekeeper per la mia settimana di soggiorno.

Stavolta mi hanno messo nella casa dei JPO, dove hanno abitato Michela, Erica, Sara e Giovanni. La casa è grande e vuota adesso (l’ultima JPO, Sara, è rientrata in Italia circa 3 settimane fa). Comincio a sistemarmi i bagagli e a lavare un po’ di roba, sistemo la spesa fatta a Kampala e Luwero, riempio l’armadio, il filtro dell’acqua, il frigo e organizzo una delle 2 grandi scrivanie nel centro della sala come postazione di lavoro. Non essendoci molto da fare la sera, decido di andare a letto presto e riprendere a correre, ogni mattina. Quindi sveglia puntata alle 6 e mi addormento leggendo un libro scelto a caso dalla libreria: Urania – Gli orrori di Quetzalia! Sono sicuro troverò qualcosa di inerente a questo viaggio… Mi addormento con la luce accesa e con Toni (il baretto giusto fuori dal compound) che spara la sua musica reggaeton assordante nella notte deserta di Aber.

La mattina mi sveglio realmente alle 6… stretching e corsa (20min), alle 7:30 ho già fatto doccia e colazione e posso cominciare la mia settimana lavorativa (di sabato). Ho appuntamento con Bobby per fare un giro negli OPD (ambulatori) e vedere cosa manca per cominciare quest’informatizzazione. Faccio una lista puntuale di tutte le prese da aggiungere e quelle da sostituire. Prendo anche visione del sistema Care2x che stanno prevedendo di utilizzare e mi sembra già ad un buon punto. Ma, si sa, lo scoglio maggiore saranno il training, l’affiancamento e la spinta del management: “Sister RoseMary is positive!” assicura lui; ma i clinici un po’ meno, come sempre… l’idea di “scrivere” al computer (in realtà si tratterà di barrare delle caselle su un modulo elettronico) già li tormenta, ma gli altri operatori (cassieri, laboratoristi, farmacisti e clerks) sono entusiasti, mi racconta Bobby… Anche Mariagrazia ne parla bene, il training finora è stato molto coinvolgente ed il software è migliore di tanti altri che utilizziamo in Italia. Bravi!!! Speriamo si riesca a cominciare al più presto, nei prossimi giorni avrò modo di verificare tutto e dare, a modo mio, un’ulteriore spinta.

In questa missione ISF è consulente e supervisore del CUAMM. E’ la terza volta che vengo ad Aber. Tutto mi sembra molto familiare, a cominciare dalla colazione a Kampala (BlueBand, Zesta e Nescafé), per finire ai luoghi e le persone (solo Giuseppe è nuovo). Tutto farebbe pensare ad un lavoro come gli altri, tranquillo… solo a 6000km da casa, sotto un cielo che solo l’Africa, con la terra rossa nei polmoni e con il reggaeton di Toni sparato fino a tardi… 🙂

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Una risposta a Sentirsi a casa…

  1. giuspa ha detto:

    …”tutto farebbe pensare ad un lavoro come altri, tranquillo…solo a 6000 km da CASA”….mi consola pensare che abbiamo lo stesso concetto di CASA… 🙂

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