Berni & Sheriff

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Berni & Sheriff

Oggi sono venuti a prendere Berni… questa notte ha azzannato tre nostre galline e qui non lo vogliono più. E’ un “wild dog” portato qui dopo che l’ex-padrone ha lasciato casa e nessuno poteva tenerlo. Qui ha trovato Sheriff, molto più mansueto e sempre accondiscendente alle sue pretese, di essere accarezzato per primo, di giocare “forte”, di essere invadente sulla panca della notte… Mi ricordava un po’ Rizla con Lala… Ma, a parte qualche scaramuccia, si facevano compagnia ed erano diventati amici.

IMG-20150220-WA0000Stamattina ho sentito abbaiare e guaire. Fuori dall’ufficio l’hanno circondato in tre e gli hanno messo prima una catena di ferro, poi una corda verde come cappio… ma è stato in grado di libersene ed è corso diretto in ufficio, proprio dietro la mia sedia, tra il muro e l’archivio. Era terrorizzato e non si è mosso per circa un’ora. Dopo pranzo l’ho trovato nell’angolo opposto dell’ufficio, sotto il registratore di cassa, tra le poltrone e l’inverter del solare.

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Tosamaganga Project – Tanzania

Febbraio è iniziato con un nuovo progetto ISF-CUAMM, a Tosamaganga, presso l’ospedale St. John Of the Cross, nella regione di Iringa, Tanzania. E come tutte le volte che un progetto inizia son partito carico di idee, energie, determinazione e dedizione.

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La “Dala Dala” station dell’ospedale

Ero già stato a Tosamaganga, lo scorso ottobre, per un sopralluogo dell’ospedale. In quei 10 giorni abbiamo fatto 3 meeting con il Management, raccolto le loro esigenze, i loro interessi, parlato delle possibili soluzioni e delle tempistiche. Si decise che l’ospedale aveva bisogno di un aiuto soprattutto sul lato contabile, attraverso una soluzione informatica che permettesse loro di redigere un bilancio certificato (o certificabile) secondo le GAAP e le IFRS; contemporaneamente, ma in fasi, la possibilità di raccogliere parte dei dati clinici e informatizzare anche questo aspetto. Spesi quindi diversi giorni con gli accountant per revisionare l’assessment fatto dal CUAMM l’anno precedente, verificare le procedure in essere per il pagamento del personale, il procurement dei farmaci, la gestione dei donatori, verificare i progetti in corso e quelli terminati.

Il 29 gennaio sono quindi partito da Venezia, lasciando in Italia il freddo-umido padano, per atterrare 13 ore dopo nel caldo-umido tropicale di Dar Es Salaam. Alle 3 di notte faceva così caldo che la doppia maglia della partenza quasi bruciava il petto, come uno scaldino elettrico. Dopo 1 ora circa, per avere il visto CTA (ben 250$) e la successiva vidimazione da parte del VISA counter, esco dal terminal e incontro la prima faccia conosciuta: Dao, il tassista fidato del CUAMM che recupera volontari, studenti, specializzandi, medici e personale vario all’aeroporto. “Habari… Nzuri… Karibu… Karibu sana…” Swahili… nei prossimi due mesi ho deciso che andrò da un insegnante del quale mi hanno parlato la scorsa volta, davvero un peccato non approfittarne, proprio qui, in Tanzania.

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La spiaggia di Kendwa Rocks

La mia permanenza a Dar ha inizialmente una durata indefinita. Dobbiamo concludere l’acquisto di tutto il materiale che mi servirà a Tosamaganga e organizzare una macchina privata per il trasporto. Per fare questo ho bisogno del logista Kassim, che però tornerà al lavoro lunedì. Ho tutto il weekend libero quindi. Lavoro un po’ ma penso che quando il da farsi arriverà non vi sarà più molto tempo: andiamo a salutare Zanzibar va! :p Il sabato pomeriggio ero sull’ultimo volo per Stone Town, per incontrare amici di amici (quasi tutti indiani nati in Tanzania) e per andare al “famoso” Full Moon Party, che fanno ogni 28 giorni (circa… ovviamente) al Kendwa Rocks, in spiaggia. E così riesco a fare anche il primo (e forse unico) bagno nell’oceano di questa missione, prima di tornare in sede nel primo pomeriggio della domenica con un secondo volo (ultimo posto!!).

La permanenza effettiva a Dar è stata di una settimana intera. L’acquisto dei materiali segue tutte le procedure più rigorose: prima la richiesta di 3 quotations (preventivi) a 3 diversi fornitori di hardware; materiale: un server, un cabinet suffientemente grande a contenerlo, switch 24 porte, un router, utensili vari, cavi, UPS. Selezioniamo il fornitore più economico e andiamo subito in giro, io e Kassim, per verificare alcuni prezzi direttamente nel “market” (per strada). Incredibile, i prezzi sono realmente così alti qui a Dar e, anzi, il fornitore scelto ci ha già fatto parecchi sconti. Kassim però ci sa fare, e rivediamo la lista più e più volte per scegliere al meglio ogni singolo componente, fino a più che dimezzare il totale del preventivo. Soddisfatti passiamo allo step successivo. Dopo la prima quotation serve quel che viene chiamato un LPO (Local Purchase Order) dove il committente richiede esattamente gli stessi prodotti che il fornitore ha detto di avere. A questo segue un documento ufficiale in cui il fornitore appone i prezzi definitivi sull’LPO (la prima quotation non serve più). Dopodiché si passa all’ok da parte del committente e quindi alla consegna. La consegna porta con sé il Delivery Order (bolla di consegna), da verificare puntualmente, pezzo per pezzo, prima di firmare. Seguono quindi il pagamento e la ricevuta. Dall’ok, al pagamento passano quindi 4 giorni in cui, nell’ordine: il materiale viene consegnato alle 19 di sera, i pezzi consegnati non erano quelli indicati (quindi occorreva rifare l’LPO e la bolla di consegna), alcuni me li ritrovo rotti il giorno dopo (giorno di permanenza in più a Dar proprio per verificare e testare il consegnato), alcuni non ci sono neanche. Segue quindi un altro giorno in cui ci portano il materiale da sostituire e quello mancante, il nuovo Delivery Order, si prepara il nuovo LPO, ma manca ancora la ricevuta del fornitore e quindi i soldi (un pacco con circa 9000 bigliettoni affidatomi per lo scopo) non li possiamo proprio dare. Attendiamo tutto il giorno per poter pagare e nel frattempo carichiamo il pick-up scelto per il trasporto: la roba che può prendere pioggia nel cassone posteriore, le canaline di plastica lunghe 3 metri appoggiate sul tetto come la telescopica dei pompieri, tutto il materiale più fragile sul sedile posteriore, assieme alla mia valigia.

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Il pick-up usato per il trasporto

IMG_5726Il viaggio fino a Tosamaganga richiede circa 9 ore, con sosta a metà strada presso Mikumi, dove c’è un altro ospedale. Ci fermiamo lì per mangiare e per provare a recuperare dei documenti, ma invano: chi doveva darceli non c’è, chi viene chiamato in causa al suo posto non ne sa niente, e fa un caldo pazzesco. Maliki (l’autista) un po’ scocciato decide che è meglio rimetterci in marcia, la strada è ancora lunga e ci hanno già fermato 2 volte: per le canaline che sporgono dal tetto la prima (vabbé), per il materiale appoggiato sul sedile posteriore la seconda (sic!!!), ed entrambe le volte abbiamo evitato improbabili multe che “sembravano” inventate apposta. Maliki era contrariato, infastidito, per la corruzione che dilaga soprattutto nella polizia. Io gli dicevo di controllarsi, di fare buon viso a cattivo gioco, di spiegare educatamente che il materiale è per un ospedale, in una regione remota, per persone che hanno nulla o poco più, con calma, come se fosse sempre la prima volta che ci fermavano dopo mesi. Ha funzionato, entrambe le volte, fino a riderne lungo tutto il tragitto che ci separava dall’arrivo.

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La strada verso Iringa

IMG_5744La strada che porta a Tosamaganga, abbastanza nuova e ben percorribile, attraversa il Mikumi National Park. Quindi senza pagare alcun biglietto e senza troppo sforzo, dal finestrino puoi vedere cosa “accade” nella savana: gruppi di zebre, mandrie di elefanti, giraffe solitarie, attenti antilopi che ci osservano passare sotto il sole scarico del primo pomeriggio… ci fermiamo anche un paio di volte in mezzo al nulla (lì non c’è campo) per stringere le canaline sul tetto che inevitabilmente si spostavano su un lato dopo ogni serie di “bumps” sulla strada. Arriviamo ad Ipamba alle 19, giusto in tempo per scaricare la macchina: ci accoglie il primo temporale. Una secchiata d’acqua di 20 minuti che spezza rami e sbatte porte e finestre. Uno di questi nei giorni successivi ci ha fatto rimanere senza luce per 48 ore. “Anyway, it’s life…” ridiamo io e Pierino, il logista della Guest House qui a Tosa, altra faccia conosciuta.

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Con Mika al lavoro

IMG_5758Il giorno dopo (lunedì) abbiamo già il primo meeting con il mangament dell’ospedale. Ci salutiamo con sorrisi e strette di mano, soprattutto con Edward, il contabile, con la sua risata sempre coinvolgente. Solo la Doctor in Charge (Direttore Sanitario) non c’è, è in maternità, e al suo posto c’è Renata, un altro medico, che ce la mette tutta per seguire un discorso iniziato prima di lei e che finirà molto dopo; ma sembra in gamba e non cala mai l’attenzione. Esponiamo così il mio programma: 10 giorni per la cablatura, dal momento che c’è tutto e gli accordi con Sr.Theodora (la supervisor dei Workshop) sono già chiari da ottobre; training di 1-2 settimane per i contabili e lo staff che sarà coinvolto nella prima fase; 1 settimana con Ettore, il contabile del CUAMM che verrà a dare supporto e a verificare la correttezza delle procedure contabili a mezzo software; i rimanenti giorni di affiancamento. Sono solo tempi indicativi, qui i programmi prendono sempre un’altra piega (come a Dar), ma avere un piano operativo ci permette di cominciare subito. Al meeting c’è anche Mika, l’informatico assunto nell’organico dell’ospedale proprio per questo progetto; mi fa subito una buona impressione, educato, ben vestito e curato, e soprattutto attento e propositivo. La mattina del giorno dopo siamo già fianco a fianco a montare il cabinet in Guest House, nel pomeriggio in giro per l’ospedale per decidere, mappa alla mano, dove verrà collocato il cabinet con il server e quindi il centro-stella della rete dell’ospedale, nonché tutti i punti rete per le fasi successive.

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La stanza scelta per il server

IMG_5796Mentre preparano la stanza del server (a colpi di scalpello e nuova malta) configuro il server. Grazie al lavoro che con Matteo e Antonio abbiamo svolto negli ultimi 2 anni in Somaliland tutto è molto più facile; l’Accounting è una gran bella materia, c’è da imparare ogni giorno. Grazie poi all’uso di OpenERP (ora Odoo, un ERP opensource e gratuito) che, come ISF abbiamo customizzato per il Somaliland, potremo permettere la registrazione contabile di ogni evento dell’ospedale in modo semplificato ma assolutamente rigoroso: dagli ordini di acquisto, alla vendita dei farmaci, dalla collection alle casse alla riconciliazione bancaria. Il contatto con Matteo e Antonio, e con Giorgio ed Ettore è costante (nonostante la connessione di pochi KB di qui), sto finalmente mettendo le mani su Python e Git e mi sembra che le ore in ufficio non siano mai abbastanza! C’è tanto da fare ma le basi ci sono tutte, il management è attento e disponibile, sono sicuro che faremo un ottimo lavoro.

Mi addormento pensando già al da fare il giorno dopo. Ma qui le giornate sono lunghe, c’è tempo per la corsetta la mattina, per la pausa del the il pomeriggio, per aiutare Pierino a lavare quei porta-pulci di Berni e Sheriff (cari…), per fare fitness sotto il portico con Anna e Simona (al ritmo di Basement Jaxx), persino per la mia prima lezione di Swahili!

“Jina langu ni Alessandro
ninatoka nchi ya Italia
katika Italia, ninatoka jiji la Bari”

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OpenHospital v1.8 released

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OpenHospital 1.8
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– Swahili update! (thanks to Rosanna Colella)
– Spanish update! (thnkas to Corrado Sartori)
– French update! (thanks to Ivette Kadja and Sergio Santini)
– New! Italian, English and Spanish installer (thanks to Corrado Sartori)
– New! DICOM Viewer (thanks to Pietro Castellucci)
– New! SMS Framework to send SMS via GSM and HTPP with scheduling and spooling (thanks to Valentina De Leonardis)
– New! Patient Passport (photo) from webcam or file (with auto-cropping and auto-resize, from Kenya)
– Patient Examination module (height, weight, BMI, pressure, hearthrate, temperature, saturation and complain, from Somaliland)
– New Pharmacy Management control (with costs and delivery notes, from Etiopia)
– OPD and Admission/Discharge papers (from Etiopia)
– Pharmacy Suppliers address book (from Etiopia)
– CSV and Excel report exporter (from Etiopia)
– Sex and age control over wards and diseases (from Etiopia)
– Improved reports
– Improved Security
– Many GUI improvements
– Many bug fixing

WARNING!!! if updating from previous versions the admin user password will be reset to ‘admin’;
all other users passwords have to be reset again within the software File->Users module

Project Page: https://sourceforge.net/projects/openhospital/
Download page (for all platforms): https://sourceforge.net/projects/openhospital/files/

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