Chiulo

Sono state 2 settimane intense, non solo per il lavoro e la quantità di cose da fare, ma anche per il caldo (40° all’ombra) e per una spalla malmessa, che però non mi ha impedito di godere delle magnifiche albe e tramonti sul cielo angolano, e di visitare la “Casa de Espera”, orgoglio del CUAMM e della comunità di Chiulo.

Le giornate a Chiulo sono state veloci e lente allo stesso tempo. Il caldo di Ottobre rallenta le funzioni vitali, ci si muove con cautela, e serve tanta acqua… che hanno in pochi e che manca nel sottosuolo, specie se non piove da 6 mesi. Ogni mattina uscivo e percorrevo la strada asfaltata allontanandomi dalla Missione, dopo 2 minuti la gola era già secca ed il caldo notevole; nella direzione opposta decine di persone con carriole e taniche vuote per raggiungere gli unici pozzi della zona, scavati dietro la chiesa.

Le ore del giorno sono anche le uniche di luce, lì dove non c’è corrente elettrica; l’assenza di elettricità pubblica impone all’ospedale l’uso di generatori a combustibile, che erogano anche ad alcune case e agli uffici-container come il nostro: alle 22, quando vengono spenti, niente computer, niente caricabatterie, niente ventilatore, niente luce per leggere, e si va a nanna presto… ma altrettanto presto ci si sveglia, col sole già alto alle 7 del mattino, quando per la stessa strada asfaltata (l’unica strada) c’è già vita intorno al “piccolo market”, ogni giorno improvvisato di fronte all’ospedale.

Lo scorso Ottobre 2016 ho avuto il piacere di tornare una seconda volta a Chiulo (la prima volta a Marzo) per supervisionare il progetto ed aiutarli a fare qualche passetto in avanti.

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Tosamaganga – un passo alla volta

Dall’ultimo post (aprile 2015, di ritorno dalla Tanzania) non ho avuto modo di aggiornare questo blog, fermarmi un attimo, fare mente locale sui progetti in corso, i progetti futuri, dedicare del tempo alla famiglia, riposarmi… per più di un anno!

Ora (16 settembre 2016) che mi son riposato, son stato di più in famiglia ed ho portato avanti diversi progetti, è arrivato il momento di buttare giù qualche riga (e qualche foto), anche semplicemente come “memoria”, delle tante cose pensate e non dette, delle tante cose fatte e non documentate.

Una cosa è certa: ogni progetto vive ora di vita propria, con le proprie peculiarità, punti di forza e di debolezza. E’ vero che si possono trovare delle similitudini, ma tale sforzo il più delle volte lascia il tempo che trova e, anzi, distoglie dagli obiettivi specifici di ogni progetto. In tutti i casi, ad esempio, si procede per piccoli step, come piccoli passi di un figlio che cresce, piccoli progressi che non bisogna aver fretta di vedere, pur restando decisi sul da farsi e attendere “paternamente” che questo avvenga nel modo più naturale possibile; eppure ogni progetto ha punti di partenza e obiettivi di volta in volta diversi, e anche tu nel frattempo cambi e cresci, ed il tempo passa, un po’ come per un padre e per la sua prole di diverse età.

 

Ci eravamo lasciati con un “Tutaonana mwezi wa saba!” che in Swahili vuol dire “Ci vediamo a Luglio! (2015)” e così è stato (scusate la maiuscola sul mese, ma è una delle poche cose che apprezzo dell’inglese).

A Luglio, armi-bagagli-e-famiglia, sono tornato al Tosamaganga Hospital per l’inizio dell’anno fiscale tanzaniano – che è il 1° Luglio – e per circa 40 giorni. Il periodo non è stato scelto a caso: l’obiettivo (specifico) era effettuare le scritture contabili necessarie per partire col sistema OpenERP (oggi Odoo) come fosse l’anno zero, il che vuol dire:

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Tutaonana mwezi wa saba!

Il progetto è poi continuato alla grande! Con le tempistiche tutte variate, ovviamente, come da “programma”…, ma con buona parte degli obiettivi raggiunti!

Nei primi 10 giorni io e Mika (l’informatico) abbiamo realizzato la rete, come previsto. Qualche borchia rifatta un paio di volte, il cavo più lungo ancora non funzionante, ma tutto sommato il grosso è stato fatto. Mika si è impegnato tantissimo, andando personalmente nel sotto-tetto e scendendo completamente coperto di ragnatele… E’ stato aiutato e coordinato da Battista, il responsabile dei workshops; so bene che significa andare lissù a stendere dei cavi: il caldo è insopportabile, spesso ci si deve arrangiare con la luce dei cellulari per vedere, alle ragnatele e altro pulviscolo meglio non pensarci… Questa volta però io coordinavo da giù, etichettavo i cavi e ne crimpavo gli estremi. Questo è stato tuttavia abbastanza facile.

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